Negli ultimi anni, professionisti e utenti si sono domandati se la terapia online sia efficace quanto quella in presenza. La pandemia ci ha costretti ad utilizzarla e ha infranto il tabù tanto che ora è molto utilizzata, sia come strumento accessorio o di emergenza che come modalità unica ed esclusiva. Ovviamente come terapeuta ho un’opinione e una preferenza ma preferisco studiare analizzare e seguire ciò che per ora è in grado di dirci la scienza.

La risposta come prevedibile non è né un sì né un no assoluto, infatti dobbiamo considerare da quali criteri vengono utilizzati per valutare l’efficacia. Soprattutto dobbiamo definire quali criteri per ognuno di noi significano efficacia ottimale. Solo in questo modo spremo quale percorso può essere preferibile in questo momento per una specifica persona che si trova nelle specifiche condizioni attuali.

Negli studi scientifici, l’efficacia viene misurata attraverso indicatori specifici, tra cui:

  • la riduzione dei sintomi psicologici con test pre e post che valutano un’ampia gamma di percezioni personali e dati di benessere psicofisico.
  • la remissione clinica basata sui criteri diagnostici di DSM-IV o ICD-10

  • il benessere e la qualità della vita a fronte di un tempo specifico di terapia o solo alla fine della stessa

  • il grado, la coesione e la funzionalità dell’alleanza terapeutica, ovvero quanto il legame e la relazione tra terapeuta e paziente è funzionale alla terapia

  • l’aderenza e la continuità del trattamento in termini di frequenza e durata delle sedute

  • la soddisfazione del paziente basata sul riferito personale

  • in questo caso, anche i costi economici hanno il peso nella definizione della scelta della terapia, incidono poi sull’efficacia se determinano scarsa aderenza terapeutica.

A seconda di quale indicatore viene considerato prioritario, le conclusioni degli studi possono cambiare.

Fatta questa premessa, vediamo cosa dice la letteratura su ognuno di questi fattori:

Per il primo punto, la riduzione sintomatologica, le meta-analisi mostrano che la terapia online guidata da un professionista, in particolare la CBT via Internet (iCBT), è: più efficace del non trattamento o delle liste d’attesa e spesso equivalente alla terapia in presenza nella riduzione dei sintomi, soprattutto per disturbi d’ansia e depressione lieve-moderata, in particolare Carlbring et al., 2018 mostrano che, su questo criterio, le differenze tra online e presenza sono minime o nulle. Da tenere in considerazione però che ridurre i sintomi non equivale automaticamente a migliorare la qualità della vita, modificare schemi relazionali profondi, aumentare il senso di continuità e stabilità interna. Questa ultima precisazione spiega perchè la terapia online “regge” bene il confronto quando si guarda solo a questo indicatore.

n altro criterio è la remissione, ovvero il passaggio sotto una soglia clinica che indica l’uscita dal disturbo e in questo caso, la risposta al trattamento (miglioramento significativo) è spesso simile tra online e presenza anche se la remissione completa tende a essere leggermente più frequente nei trattamenti in presenza, soprattutto in campioni clinici complessi. Questo suggerisce che la terapia in presenza può favorire un cambiamento più stabile e profondo in alcuni casi.

Per quanto riguarda il Benesere psicologico e la qualità della vita emergono per ora differenze più chiare: La grande review di Cuijpers et al., 2022 evidenzia che, pur essendo efficaci entrambe, la psicoterapia in presenza ottiene risultati più estesi su questi outcome. infatti mostrano effetti più ampi sul funzionamento globale, miglioramenti più consistenti nella qualità della vita, benefici che vanno oltre la semplice riduzione del sintomo.

L’alleanza terapeutica è da lungo tempo uno dei migliori predittori dell’esito della terapia. Addirittura il più importante se consideriamo le ricerche effettuata sull’effetto DoDo. La ricerca di Flückiger et al., 2018, conferma questo fattore e indica la relazione terapeutica resta un fattore centrale, indipendentemente dal modello teorico, ma il contesto in presenza facilita alcuni aspetti impliciti della relazione (sintonizzazione, regolazione emotiva, comunicazione non verbale). Anche se in media è migliore in presenza perchè più forte (meno interruzioni di terapia), l’alleanza può essere buona anche online e da considerare però che nei casi complessi la qualità della relazione in presenza ha un peso maggiore sull’esito.

Un criterio spesso sottovalutato, ma clinicamente molto importante è quello del drop-out ovvero l’interruzione improvvisa di terapia da parte del paziente. incide sulla continuità, sull’aderenza e sulla relazione. in questo caso vediamo che la terapia online presenta tassi di abbandono più elevati mentre la presenza favorisce una maggiore continuità. Inoltre, la guida umana riduce il drop-out negli interventi online, ma non lo elimina del tutto

Questo dato pesa molto nella pratica clinica quotidiana, dove non conta solo “funzionare”, ma restare in terapia il tempo necessario.

La soddisfazione invece, quando viene misurata, è raccolta con questionari post-trattamento. in questo caso abbiamo una alta soddisfazione per entrambe le modalità dove i motivi sono ovviamente diversi, da una parte l’online è apprezzata per comodità, accessibilità, flessibilità mentre la presenza è valutata più positivamente per profondità e qualità della relazione.

È importante ricordare che soddisfazione non equivale all’efficacia clinica, non riguarda direttamente singoli aspetti della terapia, del setting e della relazione ,ma contribuisce sicuramente all’aderenza al processo.

I tempi e i costi della terapia da sempre sono un ostacolo importante spesso al suo stesso inizio. in questo caso sicuramente la terapia online è spesso più breve, più standardizzata, più costo-efficace. Questo la rende una risorsa preziosa per ampliare l’accesso alle cure, soprattutto nei casi lievi o nelle fasi iniziali.

Arriviamo dunque a tirare le somme, quale approccio per quale esigenza?

Essendo molto didascalici potremmo sintetizzare con:

  • La terapia online 

    • è utile quando l’accesso è una priorità

    • è indicata in caso di isolamento geografico o temporaneo

    • è utile quando l’isolamento stesso è un sintomo

    • è efficace per disturbi lievi-moderati

  • La terapia in presenza

    • è preferibile nei casi complessi

    • è indicata per lavori profondi su relazioni, identità, attaccamento

    • favorisce maggiore continuità e cambiamento globale

Se può interessarvi anche il mio punto di vista, personale anche se basato sulla letteratura e sull’esperienza clinica, devo dire che al momento La terapia in presenza resta la modalità di elezione. Favorisce un lavoro più profondo, una relazione terapeutica più ricca e una maggiore continuità nel tempo.

Allo stesso tempo, in alcune situazioni specifiche per necessità o soprattutto dove uscire di casa è un sintomo stesso, la terapia online può essere una risorsa utile e indicata, soprattutto se integrata in un percorso prevalentemente in presenza.

In ogni caso ritengo che l’obiettivo non è scegliere una modalità contro l’altra, o alimentare dibattiti, ma costruire il percorso più adatto alla persona e al momento che sta attraversando.

Dopo aver studiato la digitalità in tutte le sue forme di relazione per oltre dieci anni mi aspetto inoltre che i vantaggi della modalità on line non siano ancora stati sviscerati e che le nostre modalità di far passare contenuti non verbali o fisici attraverso lo schermo lascerà il passo a nuove forme di comunicazione anche in questo campo con strategie e tecniche adatte alla video chiamata.

Riferimenti essenziali

  • Carlbring et al., 2018 – Internet-based vs face-to-face CBT: systematic review and meta-analysis

  • Cuijpers et al., 2022 – Comparative efficacy of psychotherapies for depression

  • Flückiger et al., 2018 – The alliance in psychotherapy

DOLCE ROSSELLA
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