Trattamento dei disturbi alimentari

Gli studi sull’efficacia delle terapie indicano l’approccio cognitivo comportamentale come l’orientamento terapeutico indicato nel trattamento dei disturbi alimentari. Questa prospettiva teorica, chiarisce come il rapporto disfunzionale con il cibo, tipico dei disturbi alimentari, si associ ad una percezione corporea distorta ed a sentimenti ed emozioni appartenenti allo spettro della vergogna e del disgusto che vengono riferite a sè stessi. La sintomatologia che porta ad una diagnosi di disturbo alimentare indica diversi profili alimentari disfunzionali: anoressia, bulimia, il binge eating disorder (alimentazione incontrollata), obesità.

La distinzione principale tra queste categorie di sofferenza A? data dal punto di vista alimentare da tre configurazioni comportamentali precise: il rifiuto del cibo nel primo caso, episodi di abbuffate seguite da condotte di espulsione quali vomito autoindotto o uso di lassativi per il secondo caso, episodi di abbuffate senza condotte di espulsione per il terzo caso e un’assunzione di eccessive calorie nel quarto caso.

Il BMI o indice di massa corporea segnala la condizione fisica di sottopeso per anoressia e di grado di obesità, altre manifestazioni fisiche riguardano disfunzioni ormonali, rischi per il sistema cardiocircolatorio, nel caso di anoressia anche amennorea per le donne e problemi dentari, stanchezza cronica, ecc. Il correlato psicologico è spesso caratterizzato da una forte paura di ingrassare, da manifestazioni ansiose o depressive. Dal punto di vista comportamentale si ha il rifiuto di modificare lo stile alimentare anche di fronte all’evidente rischio medico. Si possono trovare anche meno capacità di concentrazione in situazioni di stress, calo del desiderio sessuale e altre patologie mediche o psichiatriche correlate. (per approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Disturbi_del_comportamento_alimentare)