Trattamento depressione e ansia

Tutti i disturbi psicologici si rilevano in costante aumento, per situazioni di vita piA? stressanti, per maggiorAi??conoscenza del loro manifestarsi e per facilitAi?? sempre maggiore a trovare un luogo e un professionista in grado di aiutare nel trattamento del disagio. Tuttavia, la depressione si definisce come il male tipico dei tempi moderni, si ritiene che gran parte della popolazione ne soffra e quando si pensa al disagio psicologico inevitabilmente ci si immagina uno stato depressivo.

L’Organizzazione Mondiale della SanitAi?? (OMS) ha stimato ad inizio millennio che nel 2020 il 60% della popolazione ne soffrirAi?? e che sarAi?? la seconda causa di decesso dopo l’attacco cardiaco. Tali presagi terrorizzanti hanno stimolato una campagna massiccia per la diagnosi e la presa in cura delle persone a rischio depressivo, i centri ospedalieri hanno aperto centri specializzati nello screening e nel trattamento, le universitAi?? hanno dedicato incontri informativi e centri di ascolto per monitorare la diffusione della patologia depressiva tra gli studenti e prevenire l’abbandono degli studi fornendo contatti che permettessero una presa in carico per il trattamento. Analogamente i mass media ne hanno parlato ampiamente permettendo alla popolazione di conoscere i sintomi della malattia per favorire in soggetti sofferenti la capacitAi?? di poterla individuare, condividere con le persone significative in famiglia o tra amici e poi decidere di cercare un aiuto psichiatrico e/o psicologico.

Dal punto di vista clinico, il trattamento che maggiormente si A? dimostrato efficace A? quello cognitivo-comportamentale che ha trovato tecniche di analisi, diagnosi e cura in un arco di tempo significativo. Il primo ad occuparsene fu Beck che ne fece la sua opera piA? conosciuta. Nel tempo altri cognitivisti (Roger, Mc Hale, et al.) si sono occupati di approfondire le cause scatenanti lo stato depressivo ed i temi depressivi,o pensieri disfunzionali. Questi, sono i significati che possono essere attribuiti alle esperienze di vita ma che provocano una narrativa interna di sA? stessi negativa: come persone inutili, di poco valore, poco amabili, e in sostanza appesantiscono lo stato depressivo, provocando quella che viene chiamata spirale depressiva, ovvero la sensazione di continuare a sprofondare senza la speranza di poter piA? risalire.

Giramento di testa, sudorazione, accelerazione del battito cardiaco, insonnia, nausea, gambe molli, difficoltAi?? di respirazione, problemi gastrici, eloquio accelerato, tremori, secchezza delle fauci, visione offuscata. Sono alcune delle sensazioni piuttosto comuni legate ad uno stato di ansia acuto che spesso sono confuse con un momento di debolezza fisica, di scarsa salute, ma che se permangono per un periodo lungo sono in grado di far sentire fragili, insicuri e confusi e portano alla consultazione medica e spesso ad un consulto psicologico.

Si ritiene (APA) che almeno il 60% della popolazione mondiale abbia sperimentato sulla propria pelle almeno un attacco di panico nel corso della vita, spesso riferibile a situazioni particolarmente stressanti o a periodi di vita di forte cambiamento. Sotto la dicitura disturbi d’ansia perA? vanno elencati tutti i disturbi dal carattere cronico o acuto che provocano tensione, preoccupazione, nervosismo, correlati fisiologici quali tremori, nausee, insonnia, ecc.. Sono stati ben diffusi e presenti nella societAi?? e in genere vengono affrontati con uno sforzo per combattere se stessi, con l’utilizzo di farmaci a tranquillantiAi?? prescritti dal medico di base ma spesso utilizzati in maniera piuttosto autonoma dal soggetto. La convivenza con stati ansiosi A? ciA? di cui la cultura sociale ha maggiore esperienza e conoscenza e risultano per questo strane le configurazioni piA? complesse che assume lo stato ansioso nel momento in cui raggiunge picchi piA? alti e diventa esplicito ed evidente nella vita relazionale. Tali stati acuti possono essere descritti attraverso le configurazioni diagnostiche del DSM:

La diagnosi precisa attiene al professionista dopo i colloqui di assessment ma in questa sede si puA? dare una’indicazione piA? generale che descrive una persona ansiosa: ha la capacitAi?? di prevedere moltissime cause possibili ma altamente improbabili di fallimento, catastrofe, delusione, nel momento in cui pensa ad un’obiettivo di vita, un’attivitAi?? che desidererebbe fare, una situazione nuova o potenzialmente sorprendente.

Alcune delle idee generate dall’ansia sono palesemente irreali anche per il soggetto che li formula, ma occupano ugualmente la mente per lungo tempo e impediscono il rilassamento. La distrazione e l’impegno in diverse e varie attivitAi?? attenua lo stato emotivo spiacevole dando anche una percezione di sA? come efficace e capace, utile agli altri e in gamba. La non attivitAi?? invece di essere fonte di riposo ristoratore A? spesso motivo di fastidio perchA? la mente ha maggior facilitAi?? di ricadere nel pensiero ansioso ricorsivo.

La terapia cognitivo-comportamentale A? considerata la terapia d’elite per i problemi d’ansia e le ricerche specifiche la individuano come prima scelta nel trattamento di panico, fobie, disturbo d’ansia sociale, disturbo d’ansia generalizzato, disturbo ossessivo.

Il modello di trattamento indica che vengano indagate le motivazioni ed i pensieri negativi che sostengono il disturbo ansioso da un lato ed esamina le modalitAi?? comportamentali di gestione degli stati ansiosi dall’altra. Attraverso l’analisi si rintracciano le cause che sono alla base di tali modalitAi?? di pensiero e comportamento, si indagano le emozioni e motivazioni generate da tali strutture e si sperimentano nuove modalitAi?? piA? funzionali di gestione della criticitAi??.

Esistono alcune tecniche che vengono utilizzate nel trattamento terapeutico e specificatamente per quello dell’ansia: desensibilizzazione sistematica, rilassamento progressivo, tecniche di matrice mindfullness ne sono un esempio. Tali metodologie sono un utile strumento di riduzione dello stato acuto ansioso e possono essere utilizzate in diversi momenti della terapia ma possono diventare anche un metodo di autocontrollo e autogestione del paziente nei momenti critici anche una volta finito il percorso terapeutico.

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