Assessment

Assessment: questo termine si riferisce al lavoro specifico svolto in una brevissima serie di colloqui che parte dalla formulazione di ipotesi diagnostiche e descrittive in grado di inquadrare il più verosimilmente il tipo di disagio riportato dal cliente. Attraverso la somministrazione di questionari, test, interviste strutturate o semistrutturate, ecc.. si raccolgono informazioni e dati in modo strutturato. Questo permettere di riferire i risultati personali a ciò che gli strumenti standardizzati riferiscono essere patologico o meno e di evidenziare le aree di maggiore criticità. Il percorso terapeutico può essere impostato anche con la’ausilio di tali informazioni e al termine del trattamento, attraverso una ri-somministrazione degli stessi materiali testistici  possibile avere una misura oggettiva di cambiamento ottenuto.

La procedura di assessment si utilizza sia con strumenti strutturali volti ad indagare gli aspetti di sviluppo, comprensione e funzionalità delle aree in oggetto sia come mezzo di screening e diagnosi di una criticità personale. Sono varie le aree di sofferenza indagabili e gli strumenti più utilizzati sono quelli che hanno ottenuto indici di validità alti in contesti nazionali e internazionali.

Approfondimenti di tipologie di assessment

Profilo di personalità: l’organizzazione di contenuti psichici, cognitivi, percettivi, emotivi, procedurali, ecc.. determinano l’unicità soggettiva ed il senso di sè, portano a processare e dare senso agli avvenimenti che viviamo. I diversi approcci psicologici hanno sviluppato diversi modelli che partono per tutti dall’assunzione di base che postula l’esistenza di caratteri innati, appresi o contenuti nell’ambiente che determinano lo sviluppo della personalità. Lo studio delle reciproche influenze e dello sviluppo di questi fattori ha portato a strutturare diverse teorie di riferimento, di seguito un brevissimo accenno alle maggiori solamente per indicare l’ampiezza del campo di studio:

La teoria dei tratti: Allport, Cattel e Eysenck ne sono esponenti importanti. Distinguono tratti di base nucleari, tendenze e configurazioni comportamentali.

Le teorie psicodinamiche: fanno riferimento al modello enunciato da Freud che risulta tutt’ora il piA? collettivamente riconoscinibile in cui la struttura di personalità strutturata da conscio, preconscio e inconscio e il loro funzionamento organizzato da Io, Es e Super Io.

La teoria degli Archetipi: Sviluppata da Gustav Jung, utilizza la nozione di inconscio collettivo, ovvero di una forma di consapevolezza comune che si trasmette in maniera ereditaria e non deriva da esperienza soggettiva come nel caso dell’inconscio personale. Ogni archetipo definito da Jung unisce concetti religiosi, culturali e mitologici.

La teoria di Bandura, il comportamentismo: l’unione di fattori ambientali e personali crea degli schemi di comportamento che possono risultare coerenti o meno nei diversi contesti che li hanno generati.

La teoria delle Organizzazioni di Significato Personale: Guidano e Liotti (1983) hanno teorizzato quattro strutture di personalità a partire da vincoli biologici specie specifici, bisogni relazionali, bisogno di coerenza narrativa di sè stessi.

Link di approfondimento:

I test di screening relativi all’area della personalità sono suddivisibili in proiettivi, strutturali e di screening diagnostico o di selezione:

Test proiettivi: il Roscharch e il TAT sono i piA? utilizzati e hanno l’obiettivo di cogliere ciò che spontaneamente e senza mediazione della coscienza il soggetto può esprimere con la somministrazione di stimoli ambigui o non strutturati coerentemente dal punto di vista immediatamente percettivo.

Test strutturali: utilizzati per indagare i diversi tratti o le componenti principali di personalità, restituiscono un’immagine coerente dei contenuti mentali, emotivi e comportamentali del soggetto sia dal punto di vista individuale sia in contesti relazionali. Gli esempi più noti sono il Big five questionnaire, il Minnesota Multiphasic Inventory e il Cognitive Beahvioural Assessment.

Screening diagnostico: laddove si riscontri la necessità di individuare un’area di patologia legata allo sviluppo della personalità nella storia evolutiva o un comportamento invalidante dal punto di vista sociale, lavorativo e relazionale si può indagare dal punto di vista clinico la personalità attraverso interviste semi-strutturate, ad esempio la SCIID-II: strumento di 119 domande autosomministrate e 4 domande aperte che indaga i 12 disturbi di personalità, di cui 10 sono inseriti nel DSM-V e 2 (Disturbo passivo aggressivo di personalità e Disturbo depressivo di personalità)sono in appendice del DSM-V, ammette inoltre la possibilità diagnostica del Disturbo di personalità Non Altrimenti specificato.

I test di personalità a scopo di selezione lavorativa invece indagano le possibili reazioni del soggetto in situazione di stress, di emergenza e le sue tendenze caratteriali in funzione di un più adeguato e spontaneo adeguamento alle richieste lavorative.

Riconoscimento-Gestione emotività: una scelta che conduce al colloquio clinico A? spesso la migliore gestione di alcune situazioni che provocano una risposta emotiva che viene percepita come esagerata, fuori controllo, annientante, pervasiva o semplicemente fastidiosa, poco strutturata, imbarazzante o inutile. Si parla di intelligenza emotiva, intendendo le differenze soggettive nelle attitudini e propensioni emotive. Si parla poi in ottica funzionale delle funzioni che regolano la comprensione, l’espressione e la gestione delle emozioni. In generale le emozioni determinano l’adattamento, le relazioni e sono collegate alle motivazioni. Regolano dunque gran parte della quotidianità e della capacità di immaginarsi in prospettiva del soggetto.

Vari studiosi delle emozioni le hanno studiate nel loro sviluppo ed espressione nonchè gestione: Oatley, Keltner e Jenkis, (2006) Sroufe (2000), Izard (2006), Gordon (1989), Anolli (1992), Albanese, Grazzani (2007).

I test per la valutazione della competenza emotiva generalmente utilizzati sono in età scolare il TEC (Test of Emotion Comprenshion), in adolescenza la EIS (Emotional Intellingence Scale)

Capacità cognitive: i test sulle capacità cognitive distinguono le diverse intelligenze valutandone le principali funzioni. Ci sono dunque strumenti di screening linguistici, (afasia e disfasia sono tra i disturbi maggiormente diagnosticati in questo senso), disturbi del calcolo, disturbi dell’area della memoria (procedurale, episodica e semantica), delle abilità meta cognitive, delle abilità visuo-spaziali, delle abilità motorie, ecc..

Livelli di ansia: le scale che valutano il livello di ansia del soggetto più diffuse sono la Beck Inventory Scale e la Stai-x1 e Stai-x2 che distinguono ansia di tratto e di stato ovvero quella relativa al momento di vita attuale o quella più caratteristica della storia di vita del soggetto. Rimandano tutte a delle categorie di sofferenza più o meno patologica dal punto di vista di invalidazione sociale e lavorativa.

Livelli di depressione: si usano comunemente la Beck Depression Inventory e la Edimburgh Depression Scale in grado di restituire una misura del livello di sofferenza e invalidazione sociale e lavorativa.

Stile alimentare: lo strumento maggiormente utilizzato A? l’EDI-3 (Eating Disorder Inventory) in grado di valutare le tendenze anoressiche e bulimiche e i tratti che definiscono un soggetto a rischio.